Death, Cynic e Pestilence rientrano sicuramente nelle corde del quartetto di Rovigo che, con “Concetto Transeunte”, mette sul piatto un disco di valore decisamente elevato. Il loro death metal tecnico, ricco di architetture elaborate e soluzioni tutt’altro che immediate, riesce però a non risultare mai inutilmente pesante o autoreferenziale. È proprio questo uno dei meriti principali del lavoro: riuscire a mantenere un livello compositivo alto senza perdere scorrevolezza, rendendo l’album fruibile anche per quegli ascoltatori attratti da sonorità più “colte”, ma che non vogliono rinunciare a ferocia, impatto e tensione.
I musicisti sono preparatissimi dal punto di vista tecnico e, soprattutto, non trasformano mai il proprio bagaglio strumentale in un mero esercizio di stile. La tecnica è sempre funzionale al brano e non diventa mai una vetrina fine a se stessa. Il gusto emerge soprattutto nei rallentamenti, dove il basso “fusion inspired” di Zeno Zucchelli, vero punto di forza dell’intero lavoro, regala momenti di grande classe e contribuisce in maniera decisiva a dare profondità e dinamismo alle composizioni. Anche il ricorso a soluzioni più arpeggiate, ai cambi di atmosfera e agli stop-and-go lascia intuire quanto studio e quanto acume compositivo ci siano dietro la costruzione dei brani. Nulla sembra inserito per riempire spazio: ogni passaggio ha una sua funzione precisa e contribuisce a creare un equilibrio molto riuscito tra complessità e immediatezza. Le strutture risultano elaborate, ma mai fini a se stesse e trovano probabilmente il loro apice in “Awareness”, brano incredibilmente maturo, ricco di picchi qualitativi capaci di far impallidire molti nomi ben più blasonati del technical death metal.
È proprio in episodi come questo che si percepisce la vera forza del disco: la capacità di far convivere precisione, eleganza e brutalità senza che una componente soffochi l’altra. Il quartetto mostra una notevole padronanza dei propri mezzi, ma soprattutto una lucidità compositiva che consente di gestire con naturalezza anche i passaggi più complessi.
“Concetto Transeunte” è davvero tutto questo: eleganza, potenza, stile, ispirazione e classe. È uno di quei dischi che non hanno bisogno di stupire a tutti i costi, perché parlano attraverso la qualità delle idee e della loro esecuzione. Un lavoro che può figurare benissimo anche incastonato all’interno di discografie di grande pregio e che conferma come, quando tecnica e gusto procedono nella stessa direzione, il risultato possa essere davvero di livello superiore.